Anche una bici elettrica:

Ma davvero crediamo che la famosa “crisi dei partiti” sia frutto soltanto delle loro burocrazie, delle loro ruberie, del loro attaccamento alla poltrona?
Certo, tutto questo c’è stato -anzi c’è ancora – e qui come altrove non si è mancato di farlo notare un giorno sì e un giorno anche, a costo di sentirsi dare dei demagoghi, dei distruttori, dei movimentisti.
Tutto questo c’è stato – anzi c’è ancora – e i partiti hanno preferito non vederlo, magari accusando i tesorieri, come se i tesorieri non fossero figli loro e del loro accaparramento di potere e soldi.
Tutto questo c’è stato – anzi c’è ancora – e qualcuno ha creduto che per tappare la voragine bastasse aumentare un po’ il prezzo del branzino al Senato, o spostare di qualche anno più in là il godimento del vitalizio, piccoli cerotti appiccicati a caso su una ferita infinitamente più vasta e profonda.
E di questa ferita le ruberie e le burocrazie sono soltanto la parte più esterna, quella più visibile, mentre il vero problema sta sotto, molto più sotto, e sta nella fondata percezione di non essere più in democrazia, o meglio di essere in una democrazia soffocata, in una democrazia senza braccia e senza mani, in cui il cittadino sente il suo voto e quindi la sua volontà andare a cozzare contro dinamiche e poteri che stanno altrove e che da altrove determinano la sua vita.
E allora eccolo qui, il combinato disposto che sta facendo esplodere tutto: i partiti, la politica, i rappresentanti del popolo che da un lato non servono più quasi a niente, perché le decisioni vere – quelle che impatteranno sul nostro esistere, sul nostro lavoro, sulle nostre pensioni – sono state gradualmente sottratte dalle loro mani; e gli stessi partiti, la stessa politica, gli stessi rappresentanti del popolo, che nel momento in cui smettono di essere reali decisori si affannano a conservare poltrone e incarichi che ormai servono soltanto a loro.
E allora, caro Bersani, caro Di Pietro, caro Vendola e cari tutti gli altri, bisogna che qualcuno vi avverta che tutto quello che dite di voler fare per «fermare l’ondata di antipolitica» rischia ormai di servire a pochissimo o a niente.
Dimezzare i parlamentari, abolire le province, tagliare i fondi ai partiti e sostituire le auto blu con le bici elettriche sarebbero tutti bei gesti, per carità.
Ma temo che ormai sia un po’ tardi perché abbiano qualsiasi reale effetto, se nel frattempo non si mettono in campo idee e strumenti veri per restituire alla politica – alla democrazia, ai rappresentanti del popolo – il potere di gestire la società, l’economia, insomma il futuro dei cittadini.
Altrimenti è inutile.
Se la politica non serve più a niente, anche una bici elettrica è di troppo per chi la fa.